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Fotografia per matrimonio: niente di ciò che appare è come sembra.
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fotografia per matrimonio

Fotografia per matrimonio: niente di ciò che appare è come sembra.

La nostra vita è piena di luoghi comuni e di idee preconcette, purtroppo anche la fotografia per matrimonio segue la stessa sorte.

Photo27 è un famoso studio fotografico di Milano nato grazie all’innato talento del suo fondatore Diego Taroni bravissimo fotografo del matrimonio. Oggi parleremo dei luoghi comuni che riguardano la fotografia in generale ma soprattutto la fotografia per matrimonio. Ricordate che niente di ciò che appare è come sembra.

L’immagine tipica del fotografo un po’ datato (ma anche no) è la seguente:

  • ha un abbigliamento trasandato, perché lui è un artista
  • molto spesso ha 10 tasche, più varie cinghie
  • ha un atteggiamento spavaldo ed un incedere sgraziato

Ma soprattutto: ha tantissima attrezzatura che non serve quasi a nulla.

Ma procediamo con ordine.

Partiamo dal fatto che la prima immagine che diamo di noi e ciò che vendiamo. Di conseguenza molti fotografi si presentano con più zaini, inutili paraluce, cavi, cavetti, cavalletti, stativi, ombrelli e luci continue come se non ci fosse un domani.

In realtà, oltre ad un voler mostrarsi super attrezzati, e quindi impressionare (è il caso del paraluce che raddoppia la lunghezza dell’obiettivo, e non serve quasi mai), nascondono una palese difficoltà nel catturare la luce dell’ambiente in cui dovranno lavorare, a volte invero poca.

Questo accade nonostante le fotocamere moderne abbiano le risorse per utilizzare al meglio la poca luce esistente, soprattutto attraverso l’uso di diaframmi molto aperti e tempi molto lenti. È qui che casca l’asino (con tutto il rispetto per l’asino).

Avviene infatti che, un po’ per incapacità e un po’ per forma mentis, questi fotografi arrivano carichi di attrezzatura di valore, con l’aggravante di essere in costante rischio di furto.

Quando invece arriva un fotografo come noi (e per fortuna siamo parecchi), con il suo piccolo zaino contenente ciò che serve, con tanta passione e soprattutto la capacità nel realizzare immagini in qualsiasi condizione di luce, questi viene snobbato e considerato una sorta di fotoamatore, anzi, peggio! Perché il fotoamatore stesso quanto più porta quanto meno sa.

Solo successivamente, in presenza di immagini di valore, scatta la frase: “ma come avete fatto? Non avevate tutto ciò che io solitamente vedo appresso ad un fotografo” e la risposta è sempre la stessa: “perché noi siamo veri fotografi”.

Non ce ne vogliano i cari colleghi in difficoltà in situazioni di scarsa luce, ma hanno creato questo luogo comune per cui spesso quello più bravo, e con la giusta attrezzatura a volte ridotta soltanto a tre obiettivi, viene ingiustamente considerato fino alla consegna delle immagini.

Questo breve articolo ha quindi l’ambizioso scopo di sgretolare questo vecchio adagio, a vantaggio di coloro i quali non sono forti della quantità di attrezzatura ma della propria tecnica e talento.

È un po’ come nel campo automobilistico: non è la macchina che fa più rumore, quella che va più veloce.

 

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